La battaglia di un contadino contro una multinazionale: lo strano caso Schmeiser Monsanto.
di Tanya Gervasi
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Sembra quasi una favola, o il titolo di un film. Invece è la triste vicenda di un contadino BIO canadese e la multinazionale Monsanto, produttrice di semi OGM.Una battaglia durata 10 anni, ma che non ha mai abbattuto la famiglia Schmeiser in nessun caso! Qualche settimana fa, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo ha avuto il piacere di ospitare Percy Schmeiser, accompagnato dalla moglie, e gli studenti hanno avuto l’onore di sentire la storia dal suo punto di vista. Vorrei raccontarvela perché credo sia di grande importanza, e in Italia non si è saputo molto di questa vicenda.
“La famiglia Schmeiser è conosciuta nell’ovest del Canada come una tra i più grandi produttori di semi di colza da oltre 50 anni, che a un certo punto nella loro vita hanno visto questo lungo periodo di attività andare in fumo perché il loro campo era stato accidentalmente “contaminato” da polline di colza OGM, di cui il gruppo Monsanto era proprietario. Così i semi di colza prodotti nell'azienda bio degli Schmeiser risultavano essere anch'essi OGM.
Percy non aveva mai avuto niente a che vedere con questa azienda, e conosceva il suo lavoro e le sue piante meglio di chiunque altro. Da buon agricoltore biologico produceva da sé il seme della sua colza e non aveva mai comprato seme Monsanto! Evidentemente polline di piante OGM erano giunti nei campi bio e ne avevano fecondato i fiori, così il seme derivante da quei fiori risultava essere OGM. Poiché quella particolare modifica genetica è coperta da brevetto Monsanto, e chiunque acquisti di quel seme ne paga i diritti alla ditta produttrice, la potente multinazionale agro-chimica, lo denunciò per possesso illecito dei suoi semi.
Ma Percy Schmeiser decise di non accettare l’umiliazione ne di restare in silenzio.
Iniziò così la lunga e costosa battaglia: nell’agosto del 1998 il colosso dell'agrochimica porta il 68enne Percy Schmeiser davanti a una corte, con l’accusa di aver piantato illegalmente i suoi semi brevettati e senza aver pagato il diritto di $37/ha per l’utilizzo.

C’è da aggiungere che i semi OGM erano stati introdotti in Canada solo nel 1996, e dopo soli due anni il loro polline era giunto sui terreni biologici in quantità tale da diffondere la modifica genetica alle varietà non OGM degli Schmeiser.
Non è importante il grado di contaminazione perché non si è in grado di riconoscere una pianta transgenica da una “sana”, in più non è più possibile produrre semi non OGM perchè la modifica è entrata a far parte del patrimonio genetico delle piante di quei campi.
Inoltre i semi OGM venduti dalla Monsanto sono Ibridi e non possono essere utilizzati per la produzione aziendale di seme. Chi sceglie di seminarli deve quindi comprarli ogni anno pagando ovviamente i relativi diritti.
Quindi fu un disastro per Percy Schmeiser , produttore di semi, che in cosi poco tempo vide svanire 50 anni di ricerche e selezione.
A breve la Monsanto riconobbe che il produttore canadese Schmeiser non avesse mai avuto contatti con loro, ma il fatto che il suo campo fu contaminato dai loro semi fa sì che ora esso diventi di proprietà Monsanto.
Alla fine della “prima parte” durata 7 anni, nonostante Monsanto avesse chiesto un risarcimento, la corte decise che Percy Schmeiser non avrebbe dovuto pagare nulla a parte la parcella legale.
Non ci fu un vincitore, ma quello che l’agricoltore riuscì ad ottenere era ben più grande: creò un precedente. La corte stabilì che semmai una cosa del genere fosse successa di nuovo, la Monsanto si sarebbe assunta le proprie responsabilità.
Durante tutta la battaglia, fino al 2005, la famiglia Schmeiser non ha più coltivato nulla. Stranamente delle piantine di colza crebbero sul loro territorio. Assieme alla moglie, Percy decise di fare dei test… il cui risultato fu colza transgenica.
Chiamarono la Monsanto che venne a verificare, ammettendo nuovamente di essere i proprietari delle piante.
Percy chiese alla Monsanto una cosa: rimuovere a mano ogni pianta del suo campo, in modo tale da evitare che anche il terreno si infettasse. All’inizio la risposta fu positiva, ma a breve ricevettero un fax dall’azienda che stabiliva delle clausole: loro si sarebbero impegnati a rimuovere tutte le piante a mano, ma gli Schmeiser avrebbe dovuto mantenere il silenzio riguardo alla vicenda anche qualora questa situazione si dovesse ripetere “per caso” di nuovo.
Percy si sentì umiliato per la seconda volta, e decise di non starci. Con l’aiuto dei vicini rimossero tutte le piante dal suo campo! Chiese, allora, di essere “rimborsato” delle spese ($640) della fatica ma la risposta fu negativa. Questa volta fu il contadino a portare la multinazionale davanti ad una corte. Il 19 marzo 2008 la corte diede ragione a Percy e l’azienda dovette pagare $640. Ma questa si rifiutò attribuendo la colpa al governo canadese che diede loro il permesso di coltivare semi GM. Infine, Monsanto pagò la multa.”
La vittoria fu dedicata ai contadini di tutto il mondo, per dimostrare che c’è una speranza anche per i più poveri. Percy Schmeiser mostrò una grande tenacia accompagnata da una grande forza di volontà. E’ riuscito a tenere testa a una multinazionale e non ha mai accettato compromessi. Chi distrugge i campi biologici deve assumersi le proprie responsabilità, ed essere pronto a pagarne le conseguenze.

NOTA
Esistono anche punti di vista divergenti su questa vicenda. Quella che ho descritto in questo articolo deriva dal racconto fatto dagli Schmeiser nell'incontro all'Università di Pollenzo. Se volete approfondire in Rete trovate anche opinioni diverse.

di Tanya Gervasi
08
Da: http://www.laculturadelcibo.it/articolo.php?ID=245

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